en-us-Dal tecnigrafo alla stalla

08/09/2015

A cinque anni Roberto passava già l'estate con i nonni in alpeggio. Baita senza finestre dove i bambini erano costretti ad alzarsi presto, appena il fumo della legna arsa per la lavorazione del latte si espandeva nella baita. Ricordi di fumo ma anche di passione dei nonni per l'alpeggio, passione tramandata al nipote Roberto che ancora oggi porta le sue vacche nello stesso alpeggio:Teggiate.

Siamo sopra Madesimo, un nucleo di baite, dove ai primi del novecento abitavano ancora per tutto l'anno una ventina di persone; baite in sasso, rivestite all'interno di legno, una chiesetta, la chiesetta della Madonna della neve. Alpeggi del Consorzio Alpe Teggiate, con radici antiche di attività che risalgono al 1700, fatte di rispetto del territorio e passione per l'allevamento.

Roberto, classe 1968, ha passato in questi alpeggi tutte le estati della sua giovinezza e le ricorda con affetto, e forse con nostalgia. "...C'era un rispetto quasi sacro del regolamento del consorzio, e le vacche appena caricate erano marchiate con una T di Teggiate sulla schiena. Occorreva porre molta attenzione durante il pascolo, evitando che le vacche non superassero i confini, e pascolassero nei territori degli altri consorzi, Andossi e Monte Spluga. "Se te scapa la vaca in te va nella condenia" e per poterla riavere occorreva pagare una multa..."

Roberto ricorda le regole ferree, ma anche la forte solidarietà, l'aiuto reciproco tra i soci del consorzio, dove le competenze individuali erano messe a disposizione di tutti.

Lasciato l'alpeggio, si tornava nella stalla di Prata Camportaccio, e lì, dopo la scuola, c'era l'aiuto ai genitori nell'azienda portata avanti dalle donne perché gli uomini lavoravano in altri settori. Il nonno muratore e il papà operaio potevano dedicare all'azienda solo il poco tempo libero del sabato e della domenica. Così Roberto ancora studente, deve aiutare la mamma in azienda, nella stalla d'inverno, d'estate in alpeggio.

Dopo il diploma di geometra e alcuni anni come dipendente in uno studio tecnico a Chiavenna, si trova a dover fare una scelta di vita. A causa della morte dei nonni e delle precarie condizioni di salute dei genitori, l'attività dell'azienda diminuisce, il numero delle vacche passa da venti a tre. Troppe poche per continuare.

Roberto allora decide di intensificare l'attività, fino ad abbandonare lo studio tecnico e dedicarsi a tempo pieno alla sua passione: la zootecnia. Realizza una nuova stalla a stabulazione libera, dove le vacche sono libere, non più "legate" come nella vecchia stalla dei genitori. Ora, le sue vacche sono libere, non solo in alpeggio, ma anche in stalla. Sono più sane, non hanno problemi agli arti, sono anche più produttive. Un lavoro preciso nella selezione, la rimonta interna, un' attenzione particolare all'alimentazione soprattutto al fieno prodotto in azienda ricordando le parole del nonno che diceva sempre "...la fienagione è importantissima, il tempo deve essere assolutamente asciutto, il fieno deve essere completamente secco, quando si porta nel fienile, deve esserci il sole, bisogna lavorarlo poco, muoverlo poco, se no si disfa, deve mantenere la foglia, se si lavora troppo il fieno perde la foglia e rimane solo lo stelo che ha un valore nutritivo molto più basso...."

Oggi in stalla ci sono venti vacche in lattazione, Brune, Pezzate rosse, una decina di vitelle e manzette, una decina di vitelloni e alcuni maiali, ma soprattutto ci sono le venti erbate di Teggiate che permettono di avere un latte di montagna per produrre il Bitto DOP.



Il latte della stalla è conferito in parte alla latteria di Gordona per la produzione di formaggi a pasta semidura e burro ancora ottenuto per affioramento nelle grandi conche di rame, in parte venduto come latte crudo e in parte trasformato in un piccolo laboratorio in azienda per produrre formaggi freschi, yogurt e gelato.

Il latte crudo è venduto allo spaccio con analisi fatte ogni settimana per garantire al consumatore la massima sicurezza.

Ma manca ancora una fase importante del progetto del giovane imprenditore: la vendita diretta.

Roberto decide di ristrutturare e ampliare le antiche costruzioni dell'azienda agricola, cascina, stalla e fienili, mantenendone le caratteristiche originali. Realizza una struttura agrituristica che offre alcune camere, una vasta scelta di salette per cenare, con forte ambientazione della cultura contadina di un tempo, ma soprattutto un menu particolare per utilizzare i prodotti dell'azienda: gnocchetti di Chiavenna, gnocchetti al sugo di noci con farine di castagne, crespelle con radicchio e bitto, salumi e carni (tagliata, brasato, spezzatino con funghi) preparate con i vitelloni macellati, torte varie, gelato.

L'idea del gelato nasce dopo aver visitato alcune agrigelaterie del Piemonte e del Veneto. Così attrezza un piccolo laboratorio e inizia a produrre gelati artigianali usando il latte della propria azienda e la frutta locale acquistata da aziende vicine. Un'idea vincente che è subito apprezzata dai clienti dell'agriturismo che concludono volentieri la loro cena con il gelato di Roberto.

Ristorazione aperta solo venerdì, sabato e domenica perché "...gli agriturismi non devono fare concorrenza ai ristoranti, devono essere solo un' occasione per valorizzare i propri prodotti, ma l'attività agricola deve sempre essere prioritaria..."

Da alcuni mesi un ultimo tassello completa il progetto, "la butega di Munt" un piccolo negozio a Chiavenna per la vendita di tutti i prodotti aziendali, formaggi, salumi ma soprattutto lo yogurt che è venduto sfuso.

Ed è subito successo, con diversi clienti che entrano in negozio con il secchiellino per portare a casa lo yogurt fresco di giornata ed il gelato a chilometro zero.

Oggi Roberto si sente soddisfatto, ha realizzato il suo sogno, è contento della scelta di vita fatta a ventitré anni, non rimpiange il tecnigrafo dello studio tecnico di Chiavenna, ama stare nella sua stalla; passa le sere in cucina, sempre però con il pensiero alle sue vacche. E così un sabato sera, mentre tutti i tavoli del suo ristornate sono occupati da clienti che degustano i suoi piatti, deve abbandonare la cucina, per il parto imminente della vacca Pia. Un parto gemellare, due bellissime vitelline, Luna e Stella, una soddisfazione grandissima, che gli fa dimenticare per tutta la notte le pentole con il brasato che ha lasciato sul fuoco della sua cucina.

AZIENDA AGRICOLA Paggi Roberto

azienda agrituristica La CA' VEGIA

Via al piano 6 San Cassiano_-Valchiavenna