Gustosando le tradizioni di Albaredo

09.10.2018

"Appetitoso tour di otto tappe, nel piccolo paese di Albaredo per S.Marco, che coniuga tradizioni, cultura e gusto in un sapiente percorso alla riscoperta delle proprie origini, del valore e della tipicità delle Valli del Bitto."

Così si legge sulla pagina che pubblicizza la manifestazione Gustosando e le aspettative non sono assolutamente deluse. Arrivando ad Albaredo con la navetta, evitando così problemi di parcheggio, le vie del piccolo paese delle Orobie sono pronte ad accogliere gli amanti delle passeggiate enogastronomiche, con addobbi particolari, con abitanti vestiti con il costume tradizionale, per far conoscere la vera tipicità delle valli del bitto. Un coinvolgimento anche di alcuni pubblici esercizi perché è giusto, perché le manifestazioni enogastronomiche non devono fare concorrenza a chi lavora nel settore della ristorazione.

Sono le 11,30. In piazza ci sono già diversi giovani in coda per provare l'ebbrezza del volo dell'angelo. Ci fermiamo a guardare la partenza: l'urlo liberatorio, le braccia allargate come ali e due corpi sovrapposti che diventano sempre più piccoli mentre volano a quattrocento metri sopra il cielo.

Il tour enogastronomico parte dal salòt di Barilocc, il salotto di Albaredo, già bello di suo, ma oggi, per l'occasione, anche vestito a festa. Un arredamento, realizzato con attrezzatura della cultura contadina, con prodotti agricoli locali, con balle di fieno messe come sedie davanti a tavoli realizzati con pallet di legno, rende il salotto sicuramente più accogliente. C'è anche un invitante letto, preparato come una volta.

Camminiamo lungo il salotto seguendo un percorso che racconta, attraverso una mostra permanente, l'antica storia di una comunità: la vita famigliare, la religione, il lavoro, la fatica per la sopravvivenza. Ed è bello stare lì seduti su una balla di fieno coni il nostro primo piatto, bresaola, fiocchi di matusc pane di segale ed un bicchiere di Zapel, un bianco fermo dignitoso della cantina Rainoldi che si abbina bene soprattutto al matusc.

Al tavolo sono già seduti quattro giovani della provincia di Lecco e ovviamente iniziamo a conoscerci. Sono quattro amici, Walter, Thierry, Emanuele e Paolo, vivono in provincia di Lecco, amano mangiare e bere bene e tutti gli anni vengono in Valtellina per Morbegno in cantina, ma preferiscono le proposte di Gustosando, più tranquille, più autentiche, con meno code. Dopo Gerola, il sentiero del vino dei Cech, Bema, quest'anno hanno scelto le tradizioni di Albaredo.

Iniziamo una conversazione sui prodotti che stiamo assaggiando. Sono incuriositi dal Matusc e ne approfitto per raccontare un po' questo formaggio che rappresenta insieme al Bitto la storia della transumanza, della permanenza dei contadini e del bestiame per 6/8 mesi lontano dalla stalla del paese alla ricerca del foraggio, prima nei maggenghi e poi negli alpeggi.          "... E il matusc è appunto il formaggio dei maggenghi, prodotto dopo aver scremato molto il latte, mentre il Bitto è il formaggio dell'alpeggio, prodotto con latte intero, con le vacche al pascolo, con l'erba di alta montagna ricca di essenze ..." Mi lascio trasportare come sempre dalle mie parole e mi fermo anche se noto interesse per quello che sto raccontando.

Ma la seconda tappa ci aspetta. Locanda Cà Priula.  Ci servono Taroz e Pizzoccheri valtellinesi e un assaggino di Bitto appena sceso dall' Alpe Piazza.                            "... l'unico alpeggio della valle ancora di proprietà del comune."ci dice il gestore della Locanda e mentre riempie i nostri piatti ci racconta della strada Priula, dei commerci con la repubblica di Venezia, della statua del Leone di S. Marco che si può ammirare in pazza.

Il vino è ottimo, vino dei Ceck, Orgoglio, dell'azienda agricola Piccapietra. "... piccole produzioni," informo gli amici lecchesi "ma apprezzato, ha proprio ultimamente vinto la medaglia d'oro per un concorso fra i migliori vini della viticoltura estrema, vini prodotti in zone caratterizzate da viticolture eroiche."

Ci alziamo, anche per lasciare il posto ad altri e mentre ci avviamo verso la cantina dello Zio Pep, lungo la via Priula che attraversa il paese, un lecchese mi fa notare la bellezza della passeggiata, la tranquillità, la mancanza di code che ha dovuto subire girando per le cantine di Morbegno. "E poi" continua " è bello, camminare in mezzo al paese, alle vie strette, tra le vecchie case, vedere la gente cordiale, che ti saluta, che scambia volentieri due parole."

Entriamo nella cantina, sull'uscio un' anziana signora in costume tipico sta filando la lana con naturalezza, come se ancora quei gesti di un tempo continuino ad essere quotidiani per lei. E probabilmente è così, perché ad Albaredo certe abitudini non sono morte e ancora le calze degli anziani vengono fatte con "la lana de cà."

Mascherpa del maggengo con marmellata di frutti di bosco. Vino Bianco, Arcipretura. Foianini. Sempre ottimo vino, uno dei primi bianchi prodotti nella storia enologica della Valtellina.

Ovviamente devo spiegare ai miei ormai amici lecchesi cose è la mascherpa.  "E la ricotta, si fa dal siero che rimane dalla lavorazione del formaggio, in questo caso il matusc che abbiamo assaggiato. Il siero viene riscaldato a 80/90 gradi, poi si aggiunge un acidificante, sciolto in un secchiello di latte. Pensate, in passato quando non si aveva il termometro il casaro picchiava il fondo della caldaia con un bastone e dal suono prodotto capiva se era o no il momento di aggiungere la sostanza acidificante..." Mi fermo anche se mi piacerebbe raccontare dell'agraa, dell'agrèer, di quella botticella di legno della capacità di 30-40 litri, che generalmente si teneva in un angolo caldo, vicino al focolare, al fine di favorire l'acidificazione e che in certi alpeggi veniva conservata anche da un anno con l'altro mantenendola in un angolo fresco della casera d'alpeggio.

Continuiamo per la via S. Marco, Canivel la lergna: salame nostrano, salame di bresaola, lardo speziato, con giardiniera e zucchine sott'olio e pane nero. Vino Sassella, Prevostini. Un Valtellina superiore docg che si sposa benissimo con i salumi proposti soprattutto con l'ottimo lardo.Ci sediamo su una panca posizionata sotto un bellissimo castagno dimenticando il caldo estivo della giornata e i discorsi con i nuovi amici spaziano sulle proposte turistiche della nostra valle, sui ristoranti dove si mangia bene, sulle manifestazioni più importanti organizzate in valle.

Si riparte per la polenta e cervo. I tavoli all'esterno del ristorante la Flora sono già quasi tutti occupati, ci avviciniamo a Mariarosa che con un grande sorriso ci riempie il piatto di polenta e di cervo in civèt scodellandolo da un lavec. Polenta cotta alla perfezione, con la giusta consistenza e cervo morbido e delicato. Un altro Valtellina superiore: Quadrio della storica cantina Negri, vino elegante, giustamente scelto in abbinamento al piatto di questa quinta tappa.

E appena sopra, entriamo nella casera AlpiBitto per un assaggio di formaggi del casaro. Ci riceve un simpatico omone vestito con un mantello nero, mentre alcune donne in costume ci invitano ad assaggiare i formaggi preparati in alcune basle: bitto DOP, Matusc S.Marco e Valtellina casera Dop, accompagnati dal top dei Valtellina Superiori: Sforzato. Cantina Rupi di Nebbiolo. Gli amici di Lecco apprezzano. Anch'io ovviamente.

Uno sguardo veloce alle scalere con formaggi di diverse stagionature e ritorniamo verso la piazza di Albaredo, per inoltrarci in alcune viuzze in mezzo ad antiche case che raccontano la storia del paese, per salire alcune scalinate ed arrivare alla Libreria Alpina, dove in mezzo a libri dedicati alle montagne, alla cultura alpestre agli autori locali, c'è un tavolo dedicato a dolci biologici. Anche qui una nonna in costume riceve gli ospiti e li invita ad avvicinarsi al tavolo per gli assaggi. Vedo alcuni presenti che mentre assaporano una fetta di bisciola, sfogliano qualche libro fermandosi sulle foto del territorio. Ovviamente non solo libri e dolci c'è anche il vino: Dry Es, Fay, lo storico spumante della provincia di Sondrio.

Sono un po' perplesso, Il settimo bicchiere, ma sì, non si può non assaggiare, "... è stato il primo spumante prodotto in provincia di Sondrio, merita sicuramente di essere provato. Poi ci beviamo il caffè." Dico ai giovani lecchesi. "Certo," mi rispondono.

E ci avviamo verso il bar La Giova.Entriamo, sorseggiamo il caffè ma per finire vogliono offrirmi un amaro. Beviamo una taneda (c'è anche ad Albaredo!!!). Alziamo i bicchieri. "Salute, al prossimo anno." dico.

"Sicuramente al prossimo anno." E dai loro visi capisco che hanno apprezzato la giornata e che sicuramente torneranno per un'altra proposta di Gustosando.

Si ripete sabato 13 e domenica 14 ottobre.