La pecora Ciuta: una storia che valorizza la biodiversitàà

01.12.2021

Il nome deriva dal romancio, lingua parlata nel cantone Svizzero e significa "piccola pecora."

Una pecora a grave rischio di estinzione che come mi racconta Marco Paganoni, presidente dell'associazione Patrimont Valtellina e Valchiavenna potrebbe diventare una risorsa per il nostro territorio.

Lui è un vigile del fuoco, ma per passione alleva una decina di capi ad Albosaggia che tiene "Sicuramente non per motivi economici," mi dice "semplicemente perché è giusto cercare di non perdere una razza che era destinata a estinguersi, perché è importante riportare in valle una razza di pecore che appartiene alla storia e si identifica con le nostre montagne."

Già, un pezzo di storia che parte da lontano quando l'allevamento delle pecore aveva un'importanza strategica nell'economia montana, quando gli ovini erano considerati animali a triplice attitudine (carne, latte e lana) e la lana era una risorsa importante.

Quando Il vello della pecora dopo la tosatura, veniva cardato attraverso lo scorrimento di due tavolette di legno nelle quali venivano piantati dei chiodi e permettevano alla lana di diventare liscia, soffice e priva di nodi.

Seguiva la filatura, la formazione delle matasse, la lavatura e finalmente dopo la trasformazione in gomitoli la lana era pronta per creare indumenti, coperte o le famose calze di lana color bianco paglierino, utilizzate da tantissimi valtellinesi.

Erano tanti gli ovini che si spostavano sulle nostre montagne, permettendo la pulizia dei terreni marginali che difficilmente erano calpestati da altri animali. 

Dei circa 40.000 ovini censiti negli anni quaranta, sicuramente moltissimi erano di razza Ciuta.

Poi lentamente il numero delle pecore è diminuito. Oggi si calcolano circa 7.000 ovini in tutta la provincia.

"Ed era proprio la Ciuta," mi dice Marco "per la sua agilità, per la sua frugalità, che sconfinava sui pascoli più ripidi ad altezze dai 500 ai 2700 mt. Una razza ovina autoctona originaria della Valtellina e dell'Alto Lario che si è conservata in quelle aree marginali come la Val Masino dove l'agricoltura è sempre stata legata alla magra sussistenza della popolazione contadina. Una razza che ormai era scomparsa dal nostro territorio.

Così nel 2013 nasce il progetto per recuperarla grazie a Peter "Hape" Grünenfelder, ingegnere che si occupa di biodiversità a livello internazionale, al biologo Kurt Kusstatscher e alla dr.ssa Silvana Cerasa dell'ATS della Montagna. il progetto ha visto una numerosa partecipazione di persone e  grazie  anche al supporto tecnico dell' Associazione Allevatori di Sondrio (ARAL)  vedrà il suo primo successo  il 14/12/2017 con la delibera  a Roma del  riconoscimento della razza di Registro Anagrafico:" Pecora Ciuta "

Un bellissimo progetto di salvaguardia della biodiversità zootecnica della nostra provincia che oggi vede la partecipazione di una decina di allevatori che hanno rintrodotto sul nostro territorio queste pecore. 

400 capi, sempre più selezionati, sempre più vicini alla tipologia originaria della razza. Un lungo lavoro con un sistema di selezione "inversa", recuperando animali esistenti, ricercandone altri ancora presenti sul territorio. E i risultati incominciano a vedersi, con animali ovviamente non in purezza ma molto vicini all'animale originale.

La Ciuta è una pecora robusta e frugale, ma soprattutto agile, con orecchie orizzontali, caratteristiche tipiche delle pecore più primitive, che le permette di captare prima eventuali pericoli e che le consentono di potersi difendere meglio dai predatori. 

Adatta alle aree più marginali, ai pendii più difficili, ha poche esigenze, si accontenta di poco, non ha bisogno di integrazioni alimentari, basta fieno e foglie secche. Un'alimentazione più povera, a discapito di accrescimenti più lenti. Ma secondo me le altre, sì, sono più. grandi, hanno accrescimenti più rapidi, specialmente negli agnelli ma consumano più cibo, assimilando meno l'alimento e soprattutto non hanno quell'agilità che permette loro di raggiungere le aree più impervie e la loro leggerezza genera meno erosione del terreno."

Poi parliamo dell'esigenza territoriale di introdurre le pecore per un miglioramento del cotico erboso nei pascoli incolti e soprattutto la necessità di fermare l'avanzamento incontrollato del bosco, con la perdita dei maggenghi e con il pericolo di mettere a rischio anche l'esistenza di animali selvatici, come il gallo cedrone che proprio nel pascolo trova l'habitat per il suo sostentamento.

E allora un gregge di servizio di pecore Ciuta potrebbe sicuramente essere utile. "Con il pascolamento delle pecore, che con i loro unghielli bucano il cotico erboso, si migliora anche la capacità d'assorbimento dell'acqua del terreno in occasione d'eventi piovosi che sempre più sono di carattere torrenziale." Dice Marco. 

"Certo, Il gregge di sevizio, utilizzato con successo in diversi territori montani, anche a Parigi per la pulizia di diversi parchi e giardini. Ma torniamo alla nostra pecora Ciuta " suggerisco.

"Il vello è generalmente bianco paglierino ma si trovano anche altri colori, marrone, nero e maculato. La tosatura oggi ha  un costo molto elevato ed è già una fortuna pareggiarne i costi con la vendita della lana. Una lana con micronaggio più alto rispetto a quello delle razze selezionate per produrre lane morbide, con ricordi spiacevoli da parte degli anziani di una lana leggermente pungente. 

Caratteristica sicuramente poco gradevole che però deriva principalmente da una lavorazione casereccia, con attrezzatura rudimentale e non dalla materia prima che dalle ultime prove di lavorazione mostra la giusta morbidezza necessaria per produrre un ottimo filato. Oggi con la tecnica della pettinatura, da preferirsi alla cardatura, il prodotto finito risulta soffice, gradevole al tatto. Un filato che potrebbe essere venduto ad un prezzo più alto per il suo valore etico, di recupero, identitario di un territorio particolare.

Una lana, che tra l'altro ha avuto l'interessamento di Sondrio Tessuti, l'azienda, divisione di Marzotto Lab, che con il progetto "Genius Loci" (spirito del luogo) ha proposto la riscoperta e la valorizzazione della lana di questo ovino a rischio estinzione, realizzando un  tessuto con una filiera controllata e  al 100% italiana.

Ma poi ci sono anche altri progetti territoriali per cercare di riattivare la filiera lana, per valorizzare al meglio i prodotti che verranno poi realizzati e secondo me se l'agricoltore riuscirà a essere parte attiva all'interno della filiera fino alla vendita diretta dei prodotti finiti potrebbe esserci per lui anche una sostenibilità economica."

Già, la sostenibilità economica, difficile da raggiungere.

La pecora, un tempo era considerata un animale a triplice attitudine. C'era la lana, ma poi c'era anche il latte, poco, ma abbastanza per essere aggiunto a quello di vacca e di capra producendo un formaggio con caratteristiche organolettiche particolari come citano alcune scritture di fine 800 che parlano di un formaggio in Val Masino prodotto con i tre latti (Forse varrebbe la pena di sperimentare una nuova produzione).

E naturalmente c'era la carne che veniva essiccata moto spesso sui tetti delle baite di montagna, per tenerla lontana da animali selvatici. La famosa carne secca di pecora. Pensare oggi ad una sostenibilità economica e difficile. 

Marco mi parla di un progetto che vorrebbe valorizzare anche il latte, "... anche se per ora non ci sono ancora dati certi sulle quantità prodotte, sulle rese di caseificazione. Ma ci stiamo lavorando... vedremo. Poi c'è la carne, anche qui c'è molto da lavorare, altre regioni hanno piatti a base di pecora, per ora noi facciamo il violino, a Livigno il famoso Borsat. Qualcuno ha provato a produrre insaccati e devo dire che i risultati sono molto buoni. Un sapore particolare, una sapidità che piace. .

Ma una piccola parte della sostenibilità nasce anche dalla valorizzazione della ruralità familiare. Oggi chi introduce almeno 7 pecore Ciuta nella propria azienda, ovviamente registrate, ha diritto ad un contributo per ogni capo, non è molto ma permette di coprire almeno le spese del fieno invernale." 

Ecco, la nostra chiacchierata è finita. Una storia sicuramente interessante: una pecora in estinzione che ha trovato un piccolo spazio nel suo territorio, un nome che comincia a circolare, un progetto importante per la salvaguardia della biodiversità del nostro territorio e all'interno tante idee per poter rendere sostenibile economicamente l'allevamento. 

E allora mi piace immaginare un futuro non moto lontano con alcuni turisti che arrivano in un agriturismo valtellinese e iniziano il loro pranzo con alcuni salumi fatti con carne di Ciuta, poi continuano con le tagliatelle preparate con ragù di carne di pecora, magari due costolette di agnello di Ciuta e prima di uscire acquistano un maglione fatta con lana di Ciuta. Poi i bambini si avvicinano al recinto delle pecore, e dopo averle osservate esclamano guardando gli animali "mamma, guarda, hanno le orecchie orizzontali."


le foto pubblicate appartengono all'archivio fotografico  dell'Associazione Patrimont Valtellina e Valchiavenna- 

Alcune belle realizzazioni fatte dalla veterinaria Silvana Cerasa con la lana di Ciuta