Sagra del grano saraceno

30.07.2018

Estate, tempo di sagre. Tante proposte, spesso organizzate nella stessa serata a pochi chilometri di distanza. Spesso legate alla nostra tradizione alimentare, altre volte un po' meno. Allora per scegliere è importante leggere con attenzione le varie locandine per cercare eventuali segni di novità nel menu e nell'organizzazione dell'intera sagra.

Così sabato 28 luglio leggendo la locandina della "sagra del grano saraceno di Andalo", mi ha colpito un punto ben evidenziato "In collaborazione con Ristorante Domingo - Catering."

In altre occasioni, su questo blog, ho avuto modo di evidenziare come la continua proliferazione di sagre sul nostro territorio, spesso crea una concorrenza sleale con i ristoranti, che a differenza delle associazioni di volontariato devono pagare le tasse e i dipendenti e ovviamente non possono proporre menu agli stessi prezzi.

Ho sempre difeso le sagre di paese non solo come occasioni di festa per turisti e non, ma anche come forma di autofinanziamento per le varie associazioni ormai sempre meno sostenute dalle amministrazioni comunali. Ma ho sempre detto che sarebbe importante trovare delle collaborazioni con i diversi esercizi pubblici del territorio per cercare di trovare un giusto equilibrio tra il volontariato e chi invece lavora nel settore della ristorazione.

E allora la sagra della farina della nostra storia e quella collaborazione, specificata sulla locandina con una foto di un piatto gourmet, mi hanno incuriosito.

Arriviamo alle 19. Nessun problema di parcheggio che troviamo subito, poco distante dal centro della festa. Ormai il temporale ha lasciato sull'asfalto le ultime gocce. Il cielo ha iniziato a cambiare colore ... e la festa comincia.

Tutto è pronto, la pioggia battente per alcune ore non ha spaventato nessuno. I giovani volontari sono in attesa di accogliere le quasi quattrocento persone che hanno prenotato. Sotto i due tendoni nessun segno di pioggia, tavoli perfettamente allineati e apparecchiati  pronti per ricevere gli amanti dei piatti a base di grano saraceno.

Sui tavoli sacchetti di carta bianca contenenti panini preparati con il grano saraceno e un vasetto con un mazzetto di grano saraceno in fiore a ricordare che in estate, un tempo, in Valtellina, lo spettacolo dei fiorellini bianchi del saraceno si alternava al verde dei prati stabili. E poi sui banchi della cassa, della birra e dei cocktail alcuni vasetti di vetro contenenti semi di grano saraceno. Qualcuno li tocca, qualcuno chiede cosa sono, perché molti non li hanno mai visti. Guardo le dita incerte di una ragazza che si immergono nel vasetto e mentre bevo un Mojito, accompagnato da due cetriolini ed una fetta di salame nostrano, penso all'importanza storica di questa granella nell'economia della provincia.

La storia ci racconta infatti che l'introduzione in Valtellina del grano saraceno ha avuto un' importanza strategica nella misera alimentazione dei valtellinesi. Entrando nella rotazione agraria biennale dei nostri paesi di montagna (patate, grano saraceno, segale) ha acconsentito un miglior sfruttamento del poco terreno disponibile permettendo di avere una nuova risorsa alimentare. Seminato in luglio e raccolto in settembre prima della semina della segale, ha portato un' importante innovazione nella povera agricoltura di montagna: in due anni tre raccolti di tre colture diverse. Circa un quintale di granella per ogni pertica di terreno, in aggiunta alle patate e alla segale che erano alla base dell'alimentazione di un tempo.

Una farina grigia da mischiarsi a quella di mais o anche da sola per preparare la polenta, il piatto più importante e certe volte unico nella mensa giornaliera.

Chi non ricorda quel passo del romanzo "I promessi sposi", quando Renzo va da Tonio ... e lo trovò in cucina, che con un ginocchio appoggiato sulla predella del focolare e tenendo con la destra l'orlo d' una pentola posta sulle ceneri calde, vi tramestava col mattarello ricurvo una piccola polenta grigia di grano saraceno..."

Penso a quante polente bigie sono state cotte sui focolari delle antiche case valtellinesi, a quanti bimbi contenti perché la polenta era più grande ... a quanti ragazzetti, ritti accanto al babbo, aspettavano, con gli occhi fissi sul paiolo, che venisse il momento di scodellare la piccola luna, in un gran cerchio di vapori..." come scriveva Manzoni.

E allora è giusto ricordare questo ingrediente particolare e non si può che apprezzare la proloco di Andalo che ha organizzato questa sagra legata alla storia della nostra enogastronomia.

Ormai i tavoli dei due tendoni sono tutti occupati, nessun posto libero e i volontari cominciano a portare i primi piatti.

Un'organizzazione perfetta, veloce, che ha permesso in un'ora e mezza di servire i quasi quattrocento commensali seduti. Ottimi piatti preparati con cura e con professionalità: insalata saracena, sciat, pizzoccheri, crespelle e per concludere e bilanciare il menu anche con proteine animali ecco la delicata bresaola chiavennasca e gli ottimi e abbondanti formaggi locali. Il tutto accompagnato da birra ovviamente al grano saraceno e da soffici panini fatti con la stessa farina. Non potevano mancare i dolci, diverse tipologie tutte preparate con la farina di saraceno.

I piatti caldi preparati dal ristorante Domingo vengono serviti velocemente dai volontari della proloco. Piatti che arrivano ai tavoli caldi, profumati ... una collaborazione che si apprezza assaggiando i piatti.

E alla fine tutti in pista con la musica del complesso I Semplici e per i più piccoli i divertenti e sempre apprezzati gonfiabili.

Ritorno al bar, per l'ultimo Mojito prima di lasciare la festa e non posso fare a meno di notare sul viso sorridente dell' infaticabile presidente Fulvio la soddisfazione per la riuscita della festa.  Bevo il primo sorso, il profumo di menta mi entra nelle narici, metto la mano nel vasetto del grano saraceno, faccio scorrere alcuni semi tra le dita e ... grazie a tutti, arrivederci al prossimo anno, per la quinta edizione della  "sagra del grano saraceno." 

R