Un’antichissima bevanda ora prodotta in Valtellina
Si chiama idromele, ma con le mele non ha nulla a che vedere.
Un po' di storia
È una bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione del miele. Il termine deriva dal greco hydroméli (hýdor = acqua, méli = miele), cioè letteralmente "acqua e miele": una miscela semplice e antichissima, lasciata fermentare nel tempo.

Si tratta con ogni probabilità del fermentato più antico del mondo, perché per produrlo non era necessaria alcuna coltivazione. Nella mitologia e nelle tradizioni nordiche era considerato una bevanda preziosa, associata agli dèi, tanto da essere chiamato "la bevanda degli dèi".
In molte culture europee l'idromele aveva anche un ruolo importante nelle celebrazioni nuziali. Alle coppie appena sposate se ne regalava una quantità sufficiente per circa un mese lunare. Da qui deriverebbe anche il legame simbolico con la "luna di miele": agli sposi veniva offerto idromele come augurio di fertilità, prosperità e felicità.
Con il tempo, però, la sua produzione diminuì, soprattutto nelle aree in cui vino e birra divennero più economici e diffusi.
Nasce "Da Fiore in Miele, agricola Ale"
Negli ultimi decenni, l'idromele è stato riscoperto in diverse parti d'Europa. E anche in Valtellina, dove un giovane di Grosotto ha deciso di scommettere su questo prodotto tanto antico quanto innovativo.

Lui è Alessandro Occelli, 33 anni, ex camionista in Svizzera, passione per le api. Nel 2021 sceglie di cambiare vita e la passione diventa professione. Così nasce a Tirano "Da Fiore in Miele, agricola Ale". Una realtà che oggi produce miele e prodotti dell'alveare con una visione precisa: non limitarsi a vendere un prodotto tradizionale, ma costruire un'azienda capace di distinguersi, ampliando l'offerta e valorizzando il miele in forme diverse.
È proprio qui che entra in gioco il tema della differenziazione aziendale. Per Alessandro, infatti, crescere non significa semplicemente aumentare la quantità di miele prodotto, ma creare più linee di lavoro collegate tra loro, in modo da rendere l'azienda più solida, originale e riconoscibile. Accanto al miele, quindi, propone anche prodotti particolari come la cupeta, realizzata a mano in ogni fase della lavorazione, oppure il miele con le noci. A questo si aggiunge una produzione molto attiva di nuclei, cioè nuove famiglie di api destinate alla vendita.

Ma Alessandro non si ferma qui. Alla base del suo lavoro c'è il desiderio di dare nuovo valore al miele, non solo come prodotto da consumare tal quale, ma anche come materia prima da trasformare. Ed è proprio da questa visione, unita a una forte curiosità personale, che nasce la sua avventura con l'idromele.
Più che un semplice nuovo prodotto, per lui l'idromele rappresenta una sfida, dopo aver assaggiato diversi idromeli, con retrogusti di miele fermentato o di lieviti, ecco che nasce un'idea: ma perché non si riesce a creare un prodotto pulito? E poi c'è il fascino di una storia millenaria, quasi magica. Così Alessandro inizia a studiare, a sperimentare, a fare prove su prove, mosso dall'idea di riportare nel presente una bevanda antica, ma con uno stile produttivo moderno e rigoroso.
Le prime bottiglie

Dopo anni di tentativi arrivano le prime bottiglie. «È stato un lavoro lungo», mi racconta. «Abbiamo lavorato per ottenere un prodotto pulito, cercando di eliminare i difetti tipici, come il retrogusto di miele fermentato o il sentore di lievito». A settembre 2023 arriva finalmente la licenza fiscale e, dopo dieci mesi di pratiche e burocrazia, nasce il primo lotto di idromele millefiori e idromele di tiglio, come mi mostra indicando le due cisterne da cui tutto è partito.
Nasce così un prodotto che punta a valorizzare non solo la qualità del miele di partenza, ma anche le sue caratteristiche organolettiche e, per quanto possibile, il suo patrimonio naturale. L'obiettivo è ottenere un idromele elegante, lontano dall'idea di una bevanda pesante o eccessivamente dolce.
«Il nostro processo di produzione ci permette di ottenere un idromele delicato, piacevole e non troppo invadente. È limpido, giallo dorato, al naso fresco, con profumi che ricordano i fiori estivi. In bocca è dolce, con note fruttate e piacevolmente bilanciato».

Il processo produttivo comincia dalla miscela di acqua e miele a freddo, con proporzioni che variano in base al risultato finale che si vuole ottenere: in media dal 30 al 40% di miele e dal 60 al 70% di acqua. Tutto dipende dalla tipologia di idromele desiderata. «Noi abbiamo cinque prodotti», mi spiega Alessandro, «e partiamo dal più secco, che ha circa 20 grammi litro di zuccheri residui, fino ad arrivare al più dolce, che ne ha 120 grammi litro. Naturalmente bisogna tenere conto anche della gradazione alcolica che vogliamo ottenere nel prodotto finale».
Successivamente la miscela viene portata alla giusta temperatura di fermentazione, sempre mantenuta su valori bassi. In circa 20-25 giorni il miele fermenta. .
«Le temperature basse richiedono tempi più lunghi, ma in questo modo riusciamo a conservare più aromi e più sapori nel prodotto finale. Inoltre il prodotto viene tenuto sotto temperatura controllata in ogni fase, anche durante l'affinamento che generalmente dura 7/ 9 mesi in cisterna e circa 3 mesi in bottiglia.»
Ed è subito successo

A solo un anno e mezzo dalle prime bottiglie, nel marzo 2025, Alessandro partecipa alla Mead Madness Cup in Polonia, una delle manifestazioni più prestigiose al mondo dedicate all'idromele. All'edizione hanno partecipato 857 idromeli provenienti da 32 Paesi, valutati da 92 giudici di 24 nazioni. I suoi prodotti conquistano risultati straordinari: medaglia d'oro per l'Idromele Millefiori Dry (13% alc.), medaglia d'argento per l'Idromele Castagno Dry (12% alc.) e medaglia di bronzo per l'Idromele Tiglio Demi-Sec (13% alc.), nelle rispettive categorie.
Ma non si tratta di un exploit occasionale: anche nell'edizione di quest'anno i prodotti di Alessandro hanno ottenuto ancora una volta medaglie d'oro, d'argento e di bronzo, seppure distribuite diversamente rispetto all'anno precedente. Un risultato che testimonia una qualità costante nel tempo e la solidità del percorso intrapreso.
Una gamma di idromeli diversi, da utilizzare e abbinare in modi differenti.

C'è l'idromele di millefiori, che si accompagna molto bene ai formaggi, soprattutto quelli più saporiti; oppure gli idromeli di castagno e di tiglio, ideali in abbinamento ai dolci o da gustare come dopocena.
Alessandro mi mostra poi il nuovo prodotto, pronto per l'imbottigliamento: un idromele frizzante, piuttosto secco, pensato per l'aperitivo e capace di ricordare il prosecco. Si chiama Fioréa.
La storia di Alessandro è quella di chi ha saputo trasformare un mestiere in un progetto, il miele in una filiera più ampia, e una curiosità personale in una vera specializzazione.
In un territorio ricco di tradizioni, ha scelto di distinguersi recuperando una bevanda antichissima e reinterpretandola in maniera moderna con competenza, pazienza e visione. Ed è forse proprio questa la sua scommessa più riuscita: fare della differenziazione non solo una strategia aziendale, ma un modo autentico di esprimere passione, identità e futuro.
