Un pomeriggio a Bormio, al Villaggio Coldiretti Valtellina
il viaggio
A Bormio, accesa dall'energia olimpica, piazza V Alpini si è trasformata nel mese di febbraio in un grande palcoscenico del gusto dove la Valtellina si racconta con la voce più diretta che ha: l'enogastronomia.
È qui che prende forma il Villaggio Coldiretti Valtellina, nato dalla collaborazione con la Provincia di Sondrio, Camera di Commercio, Comune di Bormio, Consorzi di tutela ed enti del territorio. Un'idea semplice e potente: far convivere il mercato di Campagna Amica, un'area ristorazione a chilometro zero e un calendario fitto di cooking show, incontri e degustazioni in cui chef, cuochi di valle, produttori e consorzi di tutela si alternano come in una staffetta.
"Tanta roba", direbbero i ragazzi. E io, senza scomodare l'entusiasmo giovanile, lo penso davvero. Così mi organizzo per passare un pomeriggio nel villaggio, imponendomi una piccola regola: niente auto. Solo treno e pullman.

Arrivo a Morbegno e mi fermo ad aspettare. Da quando sono iniziati i Giochi, i treni verso Tirano hanno una cadenza quasi da metropolitana: uno ogni mezz'ora.
La stazione, intanto, racconta anche lei una storia: spazi più ordinati, accessi più comodi, una sensazione generale di "messo a posto" che riconosci subito. È uno degli effetti più concreti di questo "dispositivo olimpico": non solo l'evento, ma ciò che lascia indietro, sotto forma di servizi, accessibilità, piccole migliorie che cambiano la vita quotidiana. Noi valtellinesi ringraziamo, anche se continuiamo a guardare l'orologio, aspettando la chiusura di cantieri che si sono trascinati a lungo. La tangenziale di Tirano, per esempio: promessa da anni e finalmente, pare, in dirittura d'arrivo.
Il treno entra in stazione puntuale. Le carrozze sono nuove, impeccabili, quasi asettiche nella loro pulizia. Mi siedo con il finestrino alla mia sinistra e, senza volerlo, mi domando che impressione possa ricevere chi attraversa questa valle per la prima volta: chi la guarda senza premesse, senza memoria, semplicemente lasciandosi accompagnare dal paesaggio. Il treno offre un privilegio raro: quello di osservare, con continuità e calma, la transizione dal lago alle montagne di Bormio.

Fuori, la valle si presenta ancora come un territorio che non ha reciso del tutto il legame con l'agricoltura: prati stabili, stalle in mezzo al verde, campi pronti per la crescita di foraggere, segni di un'economia paziente e concreta. E poi, a un certo punto, i vigneti terrazzati emergono quasi improvvisi, come una rivelazione. La loro trama ordinata, antica, racconta un lavoro stratificato nel tempo, un modo di sfruttare la pendenza e di trasformare la montagna senza violentarla. Sicuramente allo spettatore attento, seduto su quei sedili viene voglia di rivederli in un'altra stagione: in primavera, quando la valle riprende fiato, in estate, o soprattutto in autunno, quando il foliage accende i versanti e quel paesaggio, potrebbe acquistare una profondità ulteriore, più intensa, quasi meditativa.
Il mio sguardo, e spero anche quello dei turisti, si posa sui paesini che sembrano incollati alla montagna, pugni di case baciate dal sole dove spesso visitandoli è possibile trovare quelle piccole aziende agricole da dove nascono le produzioni più autentiche, quelle legate alla tradizione, quelle valorizzate dalla Coldiretti e che è possibile trovare nei mercati di Campagna Amica.
il villaggio davanti a me

Arrivo a Tirano. Un'occhiata alla nuova piazza della stazione, rifatta da poco, poi la direzione è una sola: il pullman per Bormio. E dopo un'ora e cinquanta di viaggio da Morbegno, eccomi a Bormio, alla stazione Perego.
Scendo, respiro quell'aria che sa già di montagna. Pochi passi, ed ecco il Villaggio Valtellina davanti a me.
Mi fermo alla prima casetta, azienda agricola le Betulle, produzioni di piccoli frutti In Val Fontana, due parole con l'amico Andrea e ecco la seconda casetta. Alessandro, Da Fiore a Miele, azienda agricola specializzata nella produzione di idromiele. Parlantina facile, mi racconta la sua azienda, i suoi prodotti e ovviamente mi fa assaggiare l'idromiele.

Elisabetta della "casa del lampone di Samoloco" e Amanda, azienda "li sponda" di Aprica, mi accolgono nella casetta vicina ricca di prodotti in esposizioni. Mi colpisce un prodotto diverso tra le tante confetture : vellutata di zucche. Elisabetta è subito pronta a raccontarmi questo suo nuovo prodotto: un piatto pronto gustoso e veloce con magari l'aggiunta di un pizzico di sale e qualche crostino all'aglio. Ma anache Amanda, non pecca per le novità. Davanti all'esposizione di formaggi caprini ecco i prodotti di bellezza creati con il latte di capra: le coccole di latte, detergente, crema idratante, e altri prodotti di bellezza. Continuo con passo deciso, perchè non ho ancora pranzato. Altre casette: formaggi, miele, salumi, uova, vini...

Non il solito mercato a km 0 "dove si compra e basta", ma un luogo dove si ascolta, si assaggia, ci si può sedere per gustare un piatto della tradizione enogastronomica valtellinese; un luogo dove le emozioni delle gare olimpiche si affiancano a quelle, più lente e immediate, del palato.
Le occasioni per perdersi sono tante. "Le casette sono 18, ma le aziende coinvolte sono trentadue", mi spiega Diana Cusimano, responsabile di Campagna Amica per la provincia di Sondrio. "Si sono avvicendate nel corso dei diciannove giorni: non tutte potevano essere presenti per tre settimane. La selezione è stata accurata, pensata per valorizzare tutto il territorio e anche le diverse tipologie di impresa.
Non solo formaggi e salumi, ma anche produzioni nuove. Come la mela Bernina, presentata con successo durante un convegno e poi raccontata e fatta assaggiare in una casetta dedicata. Una mela che, a sentirne parlare, sembra avere già una sua personalità.

"Il frutto," mi racconterà poi Sandro Bambini, presidente Coldiretti Sondrio e uno dei primi produttori di Bernina, "ha un gusto molto equilibrato con polpa particolarmente croccante e succosa, con note aromatiche eleganti, caratteristiche che la rendono adatta sia al consumo fresco sia all'uso in cucina. Un frutto che ha anche una notevole residenza alle avversità e ha trovato subito apprezzamento di diversi produttori di mele e che potrebbe rilanciare la melicoltura, andando in parte a recuperare gli ettari abbandonati negli ultimi 10 anni."
Diana mi guida poi idealmente dentro la tensostruttura, elencandomi quello che qui è successo giorno dopo giorno: i laboratori didattici per le scuole di Bormio (primaria e secondaria), con 182 bambini coinvolti e insegnanti pienamente soddisfatti; i cooking show dedicati ai prodotti locali, con i piatti raccontati e i vini serviti in abbinamento; gli incontri de "Il cibo racconta la Valtellina", sempre partecipati, capaci di trasformare una degustazione in una piccola lezione di territorio. Il risultato, a sentirla, è chiaro: non una vetrina, ma una narrazione collettiva, concreta, saporita.
Quando entro davvero nella struttura coperta sono già le 14.30, eppure molti tavoli dell'area ristorazione sono ancora occupati. L'appetito qui è una cosa seria. Guardo il menù: piatti della tradizione, materie prime che arrivano dalle aziende del territorio e dagli espositori fuori. E la bellezza è proprio questa: non si parla solo di formaggi e salumi, ma di una filiera che si allunga e si intreccia. Le uova di selva dell'azienda La Gramola finiscono nelle tagliatelle; le farine di grano saraceno diventano impasto, poi pizzoccheri, confetture, mele, miele diventano dolci, vini entrano nelle degustazioni e completano il discorso.

Ordino crespelle di malga con Casera DOP e Bresaola della Valtellina IGP, poi uno strudel di mele della Valtellina IGP con crema al Braulio. Mentre aspetto, mi accorgo di una cosa: attorno a me la Valtellina è diventata internazionale. Sento inglese, e soprattutto spagnolo. Il villaggio coperto, oggi, è un incrocio di tute sportive, accenti diversi, sorrisi stanchi ma contenti.
Le sedie per il cooking show sono quasi tutte occupate. Mi siedo anch'io, come a teatro. Oggi in scaletta ci sono: Piadina di grano saraceno con salsiccia valtellinese, Valtellina Casera Dop e patate e un tiramisù al Braulio. Quando arriva l'assaggio, la piadina è fragrante: il sapore deciso della salsiccia trova un contrappunto nella patata, più gentile, e insieme funzionano.

la gradita sorpresa
E poi succede qualcosa che cambia la scena, all'improvviso la tensostruttura si anima: voci, applausi, canti. Il cooking show non si ferma davvero, piuttosto si trasforma, perché arriva una notizia che qui diventa festa: sta arrivando la campionessa spagnola Ana "Anita" Alonso che ha scelto proprio il Villaggio Coldiretti Valtellina per celebrare con i suoi sostenitori la medaglia di bronzo conquistata oggi nello sci alpinismo. E la sua celebrazione si mescola al resto: tifosi e pubblico, entusiasmo da stadio, sorrisi, foto, cori.
In quel momento capisco cosa rende speciale questo posto: è capace di tenere insieme due emozioni diverse senza farle litigare. Da una parte l'euforia olimpica, rapida e contagiosa. Dall'altra la calma del cibo, che ti chiede di stare, di assaggiare, di ascoltare. E mentre i tifosi spagnoli scoprono sapori nuovi, la Valtellina si lascia conoscere nel modo più efficace: facendosi ricordare.

È un episodio che il direttore Coldiretti di Sondrio, Giancarlo Virgilio, mi riassume con la valutazione di queste settimane: «Il successo ha superato le aspettative: il Villaggio Coldiretti Valtellina a Bormio ha dimostrato quanto il cibo e l'agricoltura possano raccontare un territorio. In queste settimane migliaia di visitatori hanno incontrato produttori, partecipato a degustazioni, laboratori e cooking show, scoprendo da vicino le eccellenze della nostra montagna. Non solo loro: il nostro presidio è divenuto anche porto sicuro e goloso di tanti atleti, cito l'esempio di Anita Alonso che ha voluto festeggiare da noi la sua medaglia di bronzo. È stata una grande occasione di promozione per la Valtellina e per le sue imprese agricole, i cui risultati spero possano continuare a sentirsi nei mesi e negli anni a venire».
E mentre esco, con il freddo che mi riprende le mani e il vociare che resta alle spalle, penso che forse è proprio questo il punto: quando un territorio si racconta bene, ti viene voglia di tornarci. Non per "vederlo", ma per rientrare dentro quella storia, magari iniziando, ancora una volta, da un assaggio.
le conclusioni in un comunicato stampa della coldiretti:

BORMIO - Si chiude con numeri molto positivi il Villaggio Coldiretti Valtellina a Bormio: oltre 60mila persone hanno visitato in 19 giorni la grande manifestazione che ha animato piazza V Alpini, nel cuore della località alpina, dal 4 al 22 febbraio. Un evento senza precedenti, organizzato mentre a breve distanza si svolgevano i Giochi olimpici, che ha acceso i riflettori sulla centralità dell'agricoltura di montagna come presidio del territorio e leva strategica per lo sviluppo turistico.
«Per 19 giorni consecutivi, il Villaggio ha rappresentato un vero e proprio "polo del gusto", offrendo un'esperienza immersiva tra mercato agricolo, area tavola e street food, show cooking, eventi e spazi didattici dedicati ai più piccoli» commentano il presidente e il direttore di Coldiretti Sondrio, Sandro Bambini e Giancarlo Virgilio. Un viaggio tra le identità agroalimentari valtellinesi e lombarde, espressione di qualità e una tradizione che si attualizza nel presente.
Sono state circa 15mila le persone – tra cittadini, turisti e sportivi – che hanno scelto di pranzare o cenare nella tenda ristorazione, gustando le ricette simbolo della tradizione locale. Tra i piatti più gettonati, i pizzoccheri della Valtellina, gli sciatt e i taglieri del contadino con salumi e formaggi del territorio.
Complessivamente, tra tenda ristorazione e area street food, sono stati serviti circa 70 quintali di cibo:
- oltre 1.000 chilogrammi di Valtellina Casera Dop
- più di 3.000 uova biologiche da galline allevate all'aperto nei boschi di castagno, utilizzate per le tagliatelle artigianali
- oltre 4.000 galletti alle erbe
- 15.000 porzioni di pizzoccheri
- circa 12.000 tra salsicce e salamelle del contadino
- più di 350 chili di bresaola
- 40.000 calici di vino e birra, provenienti da oltre 50 etichette
Un risultato che testimonia il forte legame tra territorio, agricoltura e turismo, con un pubblico che ha scelto di vivere un'esperienza enogastronomica autentica e a chilometro zero.
Sono stati 8.500 gli assaggi proposti durante i laboratori e i cooking show pomeridiani, che hanno coinvolto oltre mille appassionati di cucina, che hanno coinvolto tanti cuochi lombardi e non solo, con tre stellati Michelin (Gianni Tarabini, Stefano Masanti e Dario Fisichella). Ampia partecipazione anche ai workshop dedicati ai prodotti identitari del territorio, realizzati con il coinvolgimento dei Consorzi di tutela.
Molto apprezzata l'area didattica, dove centinaia di bambini delle scuole hanno preso parte ai laboratori su miele, latte, pizzoccheri, erbe officinali e lavorazione del legno, riscoprendo il valore dell'agricoltura e delle tradizioni rurali.
Nel corso del Villaggio è stata inoltre presentata per la prima volta la mela Bernina, nuova varietà nata da un programma di miglioramento genetico sviluppato dall'Università di Bologna e selezionata dalla Fondazione Fojanini per la produzione in Valtellina, con il sostegno di Regione Lombardia e il supporto tecnico di ERSAF.
Il frutto si distingue per la buccia rosa-rosso brillante e per la polpa croccante e succosa, con un profilo gustativo equilibrato tra dolcezza e acidità e note aromatiche eleganti. Una varietà adatta sia al consumo fresco sia all'impiego in cucina, che punta a valorizzare la mela come elemento identitario e produttivo del territorio, rafforzando una filiera di qualità capace di coniugare ricerca scientifica, sostenibilità ambientale e tradizione agricola valtellinese.
«Un successo – concludono Bambini e Virgilio - che conferma come la valorizzazione delle eccellenze agroalimentari rappresenti una leva strategica per accompagnare il territorio verso le sfide future di un territorio che ha dimostrato di saper essere protagonista, fare sistema e portare il mondo a conoscere le proprie identità».
