Dall’Ucraina alla Valchiavenna: la scommessa dei piccoli frutti della "Casa del Lampone"

06.06.2026

Ci sono aziende agricole che nascono da un progetto studiato a tavolino e altre che crescono giorno dopo giorno, seguendo le stagioni, le opportunità e talvolta persino i sogni. "La Casa del Lampone" appartiene sicuramente alla seconda categoria.

A portarla avanti sono Stefano, 38 anni, e Oksana, 33. Una coppia che ha scelto di costruire il proprio futuro tra filari di lamponi, fragole, mirtilli, ribes e more in un piccolo angolo di Valchiavenna dove la passione per la terra si è trasformata in un vero progetto di vita.

Nella piccola frazione di Casenda, nel comune di Samolaco, Stefano divide il proprio tempo tra il lavoro in falegnameria e l'azienda agricola. Oksana, arrivata dall'Ucraina nel 2006, porta con sé una cultura contadina profondamente radicata.

Mi accolgono nella serra, dove le fragole hanno appena iniziato a colorarsi di rosso e il profumo dei piccoli frutti si mescola a quello della famiglia. Perché qui ci sono anche le tre figlie: Zoe, 10 anni, Isabel, 9, ed Ellen, 6, impegnate nella raccolta. I loro capelli biondi risaltano tra il verde delle coltivazioni. Sorridono, raccolgono, assaggiano. E la più piccola non nasconde lo stupore davanti a fragole così grandi.

Oggi Stefano e Oksana gestiscono circa un ettaro e mezzo dedicato principalmente ai piccoli frutti. Tutto è iniziato con i lamponi, il loro primo amore agricolo, ma negli anni l'azienda si è progressivamente ampliata.

Oggi sono sempre meno i giovani che scelgono di investire nell'agricoltura. I costi iniziali sono elevati, il lavoro è impegnativo e i risultati dipendono spesso da fattori impossibili da controllare: il meteo, le grandinate, le gelate primaverili o la siccità. Eppure loro hanno scelto proprio questa strada. Non quella più facile, ma quella che sentivano più vicina al loro modo di vivere.

L'azienda cresce con gradualità, senza inseguire grandi numeri o logiche industriali. Ogni nuova coltura nasce dall'osservazione del mercato, ma soprattutto dalla curiosità e dalla voglia di sperimentare.

«Da noi coltivare la terra faceva parte della vita quotidiana» racconta Oksana. «Si viveva molto di orto, verdure e frutta.»

Una frase che racchiude bene la filosofia aziendale: diversificare per offrire prodotti freschi durante gran parte dell'anno e ridurre i rischi legati a una singola coltivazione.

«Siamo in continuo cambiamento» spiega Stefano. «Siamo partiti con i lamponi, poi i clienti hanno iniziato a chiedere mirtilli, ribes e fragole e abbiamo deciso di ampliare la produzione. Adesso abbiamo anche alcuni terreni a Mese dove coltiviamo albicocchi, peschi e prugni, e qui anche qualche pianta di nocciolo e ciliegio.»

E poi ci sono le patate, le castagne, le zucche, gli ortaggi stagionali e alcune erbe officinali.

«Cerchiamo di partire sempre dal seme» racconta Oksana. «In questo modo sappiamo esattamente come è stata coltivata ogni pianta fin dall'inizio.»

La ricerca della naturalità si riflette anche nelle tecniche di coltivazione. Per ora niente fertirrigazione o pratiche intensive: stallatico, acqua e molta cura quotidiana.

«Siamo più nature del nature» scherzano.

Nel frattempo l'azienda continua a investire. Sono in fase di realizzazione nuove coperture antigrandine e si sta valutando la meccanizzazione della raccolta dei mirtilli, una coltura destinata a crescere nei prossimi anni.

Se l'azienda agricola rappresenta una sfida importante, lo è ancora di più quando si accompagna alla crescita di tre bambine.

«Quando abbiamo aperto l'azienda erano arrivate tutte insieme le difficoltà» ricorda Oksana sorridendo. «Tra pratiche burocratiche, pandemia e la notizia dell'arrivo della terza figlia, l'avventura è partita nel modo più intenso possibile.»

Oggi le bambine crescono immerse nella natura e, quando possono, danno una mano.

«La piccola Ellen magari borbotta un po', ma alla fine arriva sempre a portarti i picchetti o a dare una mano. Durante il raccolto mangiano più frutta di quella che raccolgono, ma va bene così.»

La vendita diretta rappresenta uno degli aspetti più gratificanti del lavoro. I prodotti della Casa del Lampone si trovano nei mercati di Campagna Amica a Sondrio, Bormio e presto anche a Morbegno.

«La soddisfazione più grande è vedere che le persone tornano» racconta Stefano. «Arrivano al mercato e sanno già cosa vogliono comprare. Significa che apprezzano il tuo lavoro.»

Accanto alla vendita del prodotto fresco, l'azienda ha sviluppato una linea sempre più ampia di trasformati: confetture, succhi, liquori ai frutti di bosco e preparazioni particolari come una vellutata di zucca che unisce la tradizione contadina della famiglia ai sapori della cucina ucraina.

L'idea è nata nella cucina di casa.

«Avevamo tante zucche e ho provato a preparare una crema con patate, cipolle e un pizzico di peperoncino» racconta Oksana. «Ci è piaciuta subito.»

Da quella prova domestica è nato un prodotto oggi commercializzato senza conservanti, mantenendo una ricetta semplice e genuina: LA VELLUTATA DI ZUCCHE. 

Ma la voglia di sperimentare non manca e continua a guidare ogni scelta. Dopo aver frequentato alcuni corsi di formazione, Stefano e Oksana hanno avviato una piccola coltivazione di erbe officinali: lavanda, melissa, origano e altre varietà destinate alla produzione di tisane e infusi.

Hanno già acquistato un essiccatore semiprofessionale e i primi prodotti sono pronti per arrivare sul mercato, ma non solo erbe anche piccoli frutti.

Tra le coltivazioni più particolari c'è anche la rosa canina, che Oksana definisce senza esitazione «la nostra regina».

«In Ucraina la usavamo tantissimo. È ricchissima di vitamina C e la gente continua a cercarla.»

Il rapporto diretto con i consumatori è uno degli aspetti che più li appassiona. Al mercato non si vende soltanto un cestino di fragole o un vasetto di confettura: si racconta una storia, si spiegano le differenze tra una varietà e l'altra, si ascoltano consigli e suggerimenti.

«Molti clienti ormai li conosciamo per nome» raccontano. «Ci aspettano ogni settimana e spesso ci chiedono già cosa sarà disponibile nel raccolto successivo.»

È un rapporto di fiducia costruito nel tempo, che rappresenta uno dei valori più importanti dell'agricoltura di piccola scala. In un'epoca in cui gran parte del cibo arriva sugli scaffali senza volto e senza storia, incontrare chi coltiva direttamente ciò che vende diventa un'esperienza sempre più apprezzata.

Pur mantenendo una gestione artigianale, l'azienda non rinuncia a strumenti che possono migliorare la qualità dei prodotti. L'acquisto dell'abbattitore, ad esempio, ha permesso di conservare meglio aromi, colore e caratteristiche della frutta destinata alle trasformazioni.

Sono piccoli investimenti che spesso il consumatore non vede, ma che fanno la differenza nel risultato finale. Dietro ogni confettura, ogni liquore o ogni vellutata ci sono infatti prove, sperimentazioni, errori e continui miglioramenti.

I progetti per il futuro non mancano. Dopo gli investimenti effettuati negli ultimi anni, la coppia guarda già al prossimo obiettivo: realizzare un piccolo laboratorio aziendale per la produzione dei trasformati.

«Vorremmo poter produrre direttamente le nostre confetture e sperimentare nuove ricette» spiegano. «Ci permetterebbe di essere ancora più creativi e di personalizzare maggiormente i nostri prodotti.»

È il sogno di molte piccole aziende agricole: chiudere il cerchio, dalla coltivazione alla trasformazione.

Nel frattempo Stefano e Oksana continuano a fare ciò che amano: coltivare la terra, seguire il ritmo delle stagioni e costruire, raccolto dopo raccolto, un progetto che profuma di piccoli frutti, famiglia e passione. Una storia nata quasi per scommessa e che oggi guarda al futuro con radici sempre più profonde.

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