La cecità vegetale: il tesoro nascosto dei nostri sentieri

05.06.2026

«Quante volte passeggiamo lungo un sentiero, attraversiamo un prato o costeggiamo un bosco senza accorgerci davvero di ciò che ci circonda?

Intorno a noi cresce un patrimonio straordinario fatto di piante che per secoli hanno nutrito, curato e accompagnato la vita delle persone. Ortica, tarassaco, acetosa: nomi che molti ricordano dall'infanzia, ma che oggi rischiano di diventare invisibili.

Gli inglesi hanno addirittura coniato un termine per descrivere questo fenomeno: plant blindness, "cecità vegetale". Non significa non vedere le piante, ma non accorgersi più della loro presenza e della loro importanza. Un paradosso, se pensiamo che la nostra stessa sopravvivenza dipende da loro.»

Così la dottoressa Erica Pozzi ha introdotto la sua apprezzatissima relazione sulle piante selvatiche commestibili e officinali, organizzata dal Parco delle Orobie Valtellinesi, nell'ambito delle serate itineranti dei "mercoledì del Parco delle Orobie Valtellinesi".

Siamo a Talamona, nella sala conferenze della Biblioteca Ines Busnarda. Il pubblico è quello delle grandi occasioni, come non si vedeva da tempo. 

Dopo la presentazione di Massimo Merati, direttore del Parco, i saluti di Marco Ioli, presidente del Parco, e di Alessandro Ciam, vicesindaco di Talamona, la serata entra subito nel vivo.

Con grande competenza e una notevole capacità divulgativa, Erica Pozzi riesce a catturare l'attenzione del pubblico fin dalle prime battute. Inizia illustrando le regole e le raccomandazioni necessarie per raccogliere le erbe spontanee in sicurezza e nel rispetto dell'ambiente, per poi presentare una decina di specie particolarmente interessanti per le loro proprietà alimentari e officinali.

Erbe spontanee, o erbe officinali (termine che deriva dalle antiche officine, ovvero farmacie, drogherie ed erboristerie) che accompagnano l'umanità da sempre. Prima ancora della nascita dell'agricoltura, le piante selvatiche erano cibo, medicina e persino fonte di coloranti naturali. Anche dopo la diffusione delle coltivazioni, le persone hanno continuato a raccoglierle, mantenendo vivo un legame profondo con il territorio.

Forse è proprio questo il loro fascino: per trovare una pianta bisogna conoscere il luogo in cui cresce. Ogni erba racconta un ambiente, una stagione, una tradizione.

C'è però un aspetto che spesso viene sottovalutato. Quando qualcuno dice: «Vado a funghi», la risposta è quasi sempre: «Fai attenzione!». Quando invece dice: «Vado a raccogliere erbe», la reazione è spesso un sorriso rassicurato.

Eppure anche il mondo vegetale nasconde insidie.

Alcune piante velenose possono essere facilmente confuse con specie commestibili. È il caso del colchico, una pianta altamente tossica che può crescere accanto all'aglio orsino. Un errore di identificazione può avere conseguenze molto serie. Per questo la prima regola resta sempre la stessa: raccogliere soltanto ciò che si conosce perfettamente.

Uno dei messaggi più interessanti emersi durante l'incontro riguarda il concetto di raccolta etica.

«La natura non è un supermercato dove prendere tutto ciò che si trova, ma non è nemmeno un museo da osservare senza mai entrarvi in relazione. La sfida sta nel trovare un equilibrio.»

Per questo è importante lasciare sempre una parte delle piante sul posto, non raccogliere specie protette e fare in modo che il nostro passaggio non lasci tracce evidenti. In pratica, chi arriva dopo di noi non dovrebbe nemmeno accorgersi che qualcuno ha raccolto erbe in quel luogo.

Pensiamo alla genziana, pianta molto conosciuta nelle nostre montagne e utilizzata tradizionalmente per liquori e preparazioni erboristiche. A prima vista sembra abbondante. Eppure pochi sanno che può impiegare anche dodici anni prima di produrre semi e raggiungere la maturità riproduttiva. Considerando che può vivere fino a sessant'anni, si comprende facilmente perché una raccolta indiscriminata rappresenti un problema per la sua conservazione.

Imparare a riconoscere una pianta non serve soltanto a raccoglierla. Significa imparare a guardare il paesaggio con occhi diversi, comprendendo come ogni specie occupi il proprio spazio, segua il proprio ciclo vitale e contribuisca all'equilibrio dell'ambiente.

Nella seconda parte della serata, Erica Pozzi ha illustrato nel dettaglio una decina di piante, soffermandosi sulle caratteristiche botaniche, sulle proprietà, sulle parti utilizzabili e sulle corrette modalità di impiego. Non sono mancati i riferimenti alle specie tossiche presenti in natura e agli errori più frequenti che possono commettere i raccoglitori meno esperti.

Per raccontare nel dettaglio tutti gli spunti emersi non basterebbe un articolo. Per questo il consiglio agli interessati è di collegarsi al canale YouTube del Parco delle Orobie Valtellinesi, dove è possibile rivedere integralmente la conferenza e approfondire un argomento affascinante che ci invita a rallentare, osservare e riscoprire il patrimonio verde che cresce, spesso inosservato, lungo i nostri sentieri.     YouTube del Parco delle Orobie Valtellinesi,

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