PizzAut: il camion che sforna inclusione

08.08.2026

Valtellina. Come ogni estate, le piazze dei paesi si animano con un ricco calendario di manifestazioni organizzate dalle associazioni di volontariato. Occasioni di incontro che regalano momenti di festa, musica e buona cucina a turisti e residenti. Quest'anno, però, c'è una novità destinata a lasciare il segno.

Molti l'hanno visto arrivare quasi in sordina: un camioncino nero con scritte rosse che si sistema nella piazza di un paese. Dopo pochi minuti i forni si accendono e nell'aria si diffonde il profumo della pizza appena sfornata. Ma quel profumo racconta una storia molto più grande.

Sono a Biolo, piccola frazione del comune di Ardenno, dove si svolge Bibliofesta, una manifestazione in cui il profumo dei libri si mescola a quello della vera pizza

Attorno al camioncino si muovono ragazze e ragazzi con il cappellino nero sul quale è scritto Nutriamo l'inclusione e il loro nome di battesimo. Altri indossano una bandana. Tutti portano una maglietta rossa con frasi che fanno riflettere: «Non mi avrete mai come volete voi», oppure «Vietato calpestare i sogni».

Basta uno sguardo per capire che non è il solito food truck dello street food. Una grande insegna riporta la scritta PIZZAUT – NUTRIAMO L'INCLUSIONE e, poco più sotto, un'altra frase colpisce chi passa: «Pizze speciali per persone speciali.»

Mi metto in coda anch'io. Si può scegliere tra tre pizze: la Margherita, la Light e la gustosissima Bombazza con 'nduja e salame piccante. Una pizza davvero speciale, da gourmet.

Mentre aspetto il mio turno, li osservo lavorare. Sul camion illuminato tutto si muove con una precisione sorprendente. C'è chi prepara gli impasti, chi apre i forni, chi inforna e sforna senza una sbavatura, chi taglia le pizze con la rondella e le sistema nei cartoni. Sotto il camion una ragazza le consegna ai clienti sempre con un sorriso.

È un lavoro veloce, perfettamente organizzato, ma senza frenesia. Nessuno urla, nessuno corre. Ognuno conosce il proprio compito e lo svolge con naturalezza. Ed è proprio osservandoli che nasce un pensiero spontaneo: non sono soltanto pizze speciali, sono pizze preparate da ragazzi speciali.

Sono i ragazzi di PizzAut, il progetto nato per promuovere l'inclusione delle persone autistiche attraverso il lavoro. Un'idea semplice e rivoluzionaria allo stesso tempo: offrire una vera opportunità professionale, dimostrando che l'autismo non è un limite quando vengono valorizzate le capacità di ciascuno.

L'idea nasce alcuni anni fa grazie a Nico Acampora, fondatore e presidente della Fondazione PizzAut ETS. Un progetto che oggi dà lavoro stabile a 36 persone e che continua a sensibilizzare migliaia di cittadini sul valore dell'inclusione. 

Nico gestisce due ristoranti, uno a Cassina de' Pecchi, aperto nel 2021, e uno a Monza, inaugurato nel 2023 dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Presto aprirà anche una nuova pizzeria nella sede dell'Università IULM di Milano.

C'è anche un libro che racconta questa straordinaria avventura: Vietato calpestare i sogni, scritto insieme a Elisabetta Soglio.

Lì, sul camion, in mezzo ai ragazzi, c'è anche Giuseppe Ghelfi, una delle persone che più hanno creduto nel progetto e che hanno lavorato perché arrivasse anche in Valtellina.

Capelli lunghi che gli cadono sul viso, mani sempre in movimento, controlla il lavoro dei ragazzi e, quando serve, interviene per aiutarli. 

Qui la formazione non finisce mai e ogni servizio è un'occasione per imparare qualcosa di nuovo. Ogni tanto si ferma, osserva il lavoro, accenna un sorriso di approvazione. Basta quello per trasmettere sicurezza ai ragazzi, che riprendono il loro lavoro ancora più motivati. Riesco a sottrarlo per qualche minuto ai suoi impegni.

«Allora...» gli dico sorridendo. «vietato calpestare i sogni snche in Valtellna. Come è nato questo progetto? »

Sorride anche lui. « È vero. Anche in Valtellina i sogni non vengono calpestati » mi risponde «Tutto è iniziato dopo l'intervento di Nico Acampora al Forum Food di The European House – Ambrosetti, a Bormio.

 Ci presentò il progetto, raccontò la sua esperienza e lanciò l'idea del food truck dedicato alla pizza: un alimento che piace a tutti, capace di creare convivialità e, allo stesso tempo, adatto a un'organizzazione del lavoro che permette ai ragazzi di esprimere al meglio le proprie capacità.

L'idea si concretizza in tempi rapidissimi. 

Quindici aziende valtellinesi decidono di sostenere economicamente l'intero progetto, scegliendo però di rimanere anonime. Sul camion non compare il nome di nessuno: soltanto il logo Valtellina. »Giuseppe continua a raccontare questa bellissima avventura. 

Ogni tanto qualcuno lo chiama per risolvere un piccolo problema e lui interviene subito, senza perdere il sorriso

«Il progetto coinvolge i ragazzi della cooperativa Tremenda XXL di Samolaco che poi diventa anche l'ente che gestisce tutto il progetto, che forma i ragazzi, e che li assume.  Il bello» continua Giuseppe

 «è togliere questi ragazzi dai centri diurni o dalle RSA per dare loro uno stipendio, un ruolo, un'autonomia e soprattutto dignità. La vera inclusione non è assistere una persona, ma darle un lavoro. Oggi nel progetto sono coinvolti quattro giovani valtellinesi: Mattia, Matteo, Katia e Chiara. L'obiettivo» prosegue «non è un'iniziativa estiva destinata a concludersi tra qualche mese, ma costruire un'organizzazione stabile con operatori specializzati e concrete opportunità di lavoro.»

Ovviamente sono stati fatti momenti di formazione per i ragazzi, corsi HCCP per la manipolazione e somministrazione alimenti sia per i ragazzi che per gli operatori. Poi, finalmente, il debutto a Bormio, in occasione della prima tappa del Calendaribus di PizzAut Valtellina. Nonostante il maltempo, centinaia di persone hanno atteso pazientemente il proprio turno per assaggiare una pizza, ma soprattutto per conoscere i ragazzi, parlare con loro, applaudirli.

"È stato qualcosa di più di una semplice serata gastronomica. In quella piazza è nata una nuova consapevolezza: i ragazzi autistici possono lavorare, crescere, diventare professionisti e raggiungere risultati straordinari quando trovano un ambiente che valorizza le loro capacità. Anzi, spesso riescono a sviluppare precisione, concentrazione e competenze che diventano un vero punto di forza.»

Giuseppe mi racconta ancora del successo delle serate di luglio, delle diverse richieste già ricevute per i prossimi mesi, del nuovo progetto di portare il food truck nelle scuole per parlare di inclusione ai più giovani.

Mentre stiamo ancora parlando, un ragazzo con la maglietta rossa si avvicina e con discrezione gli fa un cenno. Probabilmente ha bisogno di lui.

Lo lascio andare. Li osservo allontanarsi insieme. Giuseppe gli appoggia un braccio sulla spalla. Potrebbe sembrare un gesto di protezione. Forse, invece, è semplicemente un gesto d'affetto. Perché quei ragazzi non chiedono protezione. Chiedono soltanto l'occasione di dimostrare quello che sanno fare.

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