Viaggio nel medioevo tra vino speziato e antiche scenografie medievali.

01.05.2026

In una valle come la Valtellina, profondamente legata alle proprie tradizioni, il calendario degli eventi è ormai ricco e articolato. Ogni paese propone la sua manifestazione, spesso legata ai prodotti tipici o alla riscoperta culturale: appuntamenti che si ripetono di anno in anno e che il pubblico attende con affetto.

Questa abbondanza, però, porta con sé una difficoltà: le iniziative finiscono talvolta per sovrapporsi, costringendo i visitatori a scegliere tra proposte simili e rendendo più complesso, per gli organizzatori, distinguersi davvero.

Eppure, proprio in questo contesto, emergono esperienze capaci di sorprendere. È il caso della Festa degli Antichi Borghi che, nel weekend del 25 aprile, ha richiamato oltre 3.500 persone lungo il percorso tra Traona, Cercino e Cino. Numeri importanti di partecipazione anche per tutti gli appuntamenti con obbligo di prenotazione con posti subito esauriti dopo poche giorni. Grande apprezzamento da parte delle tante famiglie con bambini, che hanno trovato proposte ludiche, nuove, legate alla storia riempiendo continuamente gli spazi dedicati a loro.

Un successo costruito con un programma curato nei dettagli, capace di valorizzare la Costiera dei Cech e accompagnare i visitatori in un viaggio nel tempo, alla scoperta delle radici medievali della zona. Perché anche qui il Medioevo ha lasciato tracce profonde: torri, castelli e borghi antichi pronti a raccontare le loro storie.

Un grande impegno organizzativo delle le Pro Loco di Traona, Cino e Cercino, dei gruppi di Alpini e della Protezione Civile e dell'Associazione Anziani di Traona ma anche di tutte le attività ristorative della zona. Il tutto coordinato da Simona Nava dell'agenzia Sviluppo Creativo.

Così una domenica qualunque si trasforma in qualcosa di inatteso. Basta leggere il programma per capire che un pomeriggio non basta: bisogna scegliere. Tre borghi, tre anime, un unico racconto da vivere insieme. E in ogni passo, la sensazione che il passato non sia mai stato così vicino.

E allora eccomi a Traona, con la mia bicicletta e lo zainetto sulle spalle.

Parto dall' 'Arco Dogana di Traona, antica porta del XIII secolo, un tempo passaggio obbligato per merci e bestiame. Lo attraverso conducendo la bici e raggiungo la piazza. Voci, colori, abiti d'altri tempi e strani strumenti mi catapultano in un'altra epoca.

Non è solo una rievocazione, ma un'esperienza viva, capace di coinvolgere tutti i sensi. Tra giochi di un tempo, sfide d'abilità e sapori ispirati alla tradizione medievale, ogni angolo dei borghi si trasforma in un piccolo teatro di emozioni. Qui, la storia non si osserva soltanto: si attraversa, si ascolta, si assapora.

L'atmosfera cattura subito: strumenti di tortura, banchi dei mestieri, un giullare variopinto che invita i bambini a seguirlo negli spazi a loro dedicati dove potranno divertirsi in laboratori speciali: creazione di vasetti di argilla, realizzazione di cornicine medievali, giochi di quel tempo.

Seguo i bambini e il giullare e mi ritrovo a Palazzo Vertemate dell'Oro, tra le magie di Merlino: cappello di paglia calato sul viso, lungo costume verde, simpatico accento toscano e tanti bambini in silenzio ad ascoltare.

Poco dopo, davanti a Palazzo Parravicini, l'atmosfera cambia: è diventato una taverna medievale dove protagonista è l'ippocrasso, vino speziato.

Mi accoglie Marco, il locandiere, che racconta: «Siamo nel 1300: Lombardia, Piemonte, Francia… dove l'esigenza era salvare il vino dal deterioramento. È un prodotto che deriva da una seconda lavorazione del vino» mi racconta «in questo caso un Merlot. Un tempo si utilizzava il vino meno pregiato, quello che rimaneva nelle botti a fine stagione, arricchendolo con spezie e miele. Nel calice si riconoscono cannella, zenzero, cardamomo, ginepro, chiodi di garofano. Un tempo si usava anche il pepe» aggiunge «ma oggi lo sostituiamo con lo zenzero, più delicato».

Lo assaggio: ricorda il vin brulé, ma è più complesso. Qualche esitazione al primo sorso, poi la dolcezza del miele invita a continuare.

Salgo rapidamente ai piani superiori per ammirare la sala consiliare del comune con i dipinti incorniciati da eleganti stucchi floreali, e torno in piazza. Mi sposto verso il giardino della chiesa di Sant'Alessandro, dove sta per iniziare il volo dei rapaci.

Alessandro, falconiere di Ancona, racconta l'arte della falconeria, un'arte venatoria che nasce tra i 4 e 7 mila anni fa in Oriente e si diffuse in Europa lungo le vie della seta. I tantissimi bambini ascoltano rapiti, poi esplodono in un coro di meraviglia quando il falco pellegrino si libra in volo e torna elegante sul braccio del suo addestratore.

La visita prosegue a Palazzo Parravicini Bernardo, sede dell'associazione anziani, dove rivivono i mestieri di un tempo. Alcune donne lavorano la lana; al centro Gemma, 91 anni, mi racconta con semplicità i pomeriggi passati insieme tra giochi alle carte, chiacchiere e merende.

Scendo poi nelle cantine: due piani di frescura e fascino antico. Tre uomini intonano canti in dialetto mentre sono pronti i piatti per la degustazione e in fila come soldatini tutte le produzioni dei vini della costiera dei Cech pronti per essere assaggiati.

Riparto verso Cino lungo un antico sentiero selciato, alti muri a secco, profumo di fiori di acacia e i primi boccioli dei fiori della vite visibili nei vigneti terrazzati. Pedalo ammirando il panorama, Sulla mia sinistra, l'ampio fondovalle agricolo, lo scorrere dell'Adda, la bellezza del Legnone, i colori del lago di Como. In lontananza un accampamento. Uno sparo mi fa sussultare. È un colpo a salve, ma l'effetto è autentico. Davanti a me un grande spazio dedicato alle battaglie, alle armi, alla scoperta degli aspetti di vita quotidiana. Sembra un set cinematografico, con tanti figuranti in costume che si muovono tra tende e bracieri, cannoni e macchine di guerra.

Andrea racconta la vita quotidiana dell'epoca: «Non vogliamo solo spiegare la storia, ma farla vivere con dimostrazioni di utilizzo delle armi, ma anche con i piatti storici come riso alla lombarda, un riso alla zafferano con lo zenzero e l'uovo». Poco distante, Diego mostra macchine da guerra del periodo di Federico Barbarossa.

Accanto a me, un ragazzino ascolta attento. Lo guardo e mi permetto di chiedere «ma che differenza c'è secondo te fra questi due accampamenti?» Mi guarda, e mi dice deciso «Sono di epoche diverse. Qui siamo nel 1100, senza polvere da sparo. Lì siamo più avanti». Sorrido: la storia, qui, funziona davvero.

Il tempo corre. È quasi sera. Tralascio, i giochi dei nonni, la tappa dei cinque cerchi installati a Cino che mi riprometto di percorrere prossimante. Una passeggiata olimpica che parte da Morbegno, per arrivare allo spectaculer di Cino, la costruzione monumentale realizzata durante le olimpiadi e proprio ieri inaugurata nella sua completezza. 12 km di percorso con 18 totem, a ricordare i medaglieri di Olimpiadi e Paraolimpiadi di Milano Cortina 2026, e cinque bacheche che segnalano il percorso e ricordano la storia dei Giochi.

Riprendo la strada lungo il Sentiero Valtellina, osservo la tranquillità dell'Adda, i colori primaverili dei prati quasi pronti per il primo taglio, la particolare fioritura delle tante acacie che accompagnano l'argine del fiume e sempre avvolto dal loro profumo continuo a pedalare con un piccolo rammarico: non aver dedicato l'intera giornata all'evento, magari fermandomi a pranzo in uno dei luoghi ristorativi che hanno aderto all' iniziativa. 

Ma va bene così. Perché una cosa è certa: ci sarà una prossima edizione. E questa volta la vivrò interamente anche per potervela meglio raccontare.

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